Tecniche di stampa

Incisioni a rilievo

Xilografia

La xilografia (dal greco xylographêin composto di ‘xilo’ e ‘grafia’; letteralmente ‘scrivere su legno’) è un procedimento di stampa in cui la matrice è costituita da una tavoletta di legno sulla quale si intaglia l’immagine desiderata. Nota in Cina fin dal VI sec. a.C., questa tecnica d’incisione rappresenta il più antico procedimento di stampa. L’artista traccia sulla una tavoletta di legno l’immagine, quindi con uno strumento affilato, la sgorbia, asporta le parti che vorrà bianche sul foglio, lasciando in rilievo quelle che riceveranno l’inchiostro. Dai solchi scavati emergono sottilissimi e delicati rilievi: la matrice così preparata è pronta per ricevere l’inchiostro, si adagia la carta e si esercita una lieve pressione con un rullo o un tampone. L’operazione ovviamente si ripete per ogni copia.

Nishiki-e o xilografia giapponese a colori

I grandi maestri dell’Ukiyo-e elaborarono verso la metà del 1700 una tecnica che permetteva loro di ottenere immagini a colori tramite più matrici. Mantenendo un registro perfetto venivano intagliate diverse lastre, una per ogni colore desiderato, quindi inchiostrate e stampate in successione sul medesimo foglio.

Incisione su linoleum o linogravure

Apparsa verso il 1900, è una tecnica molto simile alla xilografia, la matrice anziché essere di legno è di linoleum. Le sgorbie sono l'attrezzo di base di questa tecnica che presenta come vantaggio la rapidità d'esecuzione e la flessibilità d'utilizzo.

Incisioni in cavo

Acquaforte

È una delle tecniche più utilizzate nell'arte dell'incisione. La lastra può essere in rame, zinco, ottone o ferro, in questa tecnica il solco non è ottenuto direttamente come nell’incisione al bulino, ma viene prodotto da un acido. Dopo aver ricoperto la lastra metallica con una cera, l'artista realizza il suo disegno con uno strumento appuntito, rimuovendo la cera in alcuni punti. Terminato questo lavoro la lastra viene immersa nell’acido al fine che questi intacchi il metallo, questo procedimento è chiamato morsura. Se l’artista desidera che alcuni segni risultino più marcati reimmerge la lastra nell’acido dopo aver ricoperto con la cera i solchi che non vuole più intaccare. La cera viene in seguito tolta con un solvente, l’artista fa poi penetrare l’inchiostro nelle parti incise ed asporta l’eccesso con un pezzo di stoffa. Sopra la matrice così preparata si appoggia un foglio di carta di cotone, e si passano entrambe sotto la pressione di un torchio. Tale operazione permette di trasferire l’inchiostro della lastra sul foglio di carta, la parte incisa sul foglio risulterà essere un po’ in rilievo.

Acquatinta

Procedimento simile all’acquaforte, al quale spesso è associato e con il quale si ottengono effetti tonali simili all’acquerello. L’incisore ricopre la lastra con una fine polvere di quarzo e asfalto, che si salda sul fondo quando la lastra viene scaldata. Immergendo la lastra nell’acido questi penetrerà tra i granelli, corrodendo leggermente il metallo. L’intensità dei toni dipende dalla quantità e dai tempi delle morsure.

Bulino

Lo strumento usato per incidere la lastra di rame è il bulino, che è un sottile strumento quadrangolare di acciaio che termina con una punta tagliente a sezione obliqua, la sua impugnatura è fatta in modo da poter permettere all’artista di esercitare una forte pressione sul metallo. Il bulino, incidendo il rame, solleva sottili lamine di metallo, dette barbe. Queste vengono accuratamente asportate con il raschiatoio per ottenere un segno nitido e pulito caratteristico di questa tecnica.

Punta secca

Questa tecnica viene di solito combinata con l’acquaforte. L’incisore traccia il disegno sul rame con uno strumento d’acciaio molto appuntito, il solco così creato da origine a piccoli riccioli di metallo, dette barbe. Queste rimangono ai lati dell’incisione e non vengono asportate con il raschiatoio come nella tecnica a bulino. Una volta che la lastra sarà inchiostrata, l’inchiostro trattenuto dalle sottilissime barbe di metallo, darà alla stampa quei toni vellutati che sono il pregio di questa tecnica. Le barbe sono molto delicate e la pressa del torchio le schiaccia rapidamente cosicché, generalmente, dopo una ventina di impressioni le stampe perdono il loro caratteristico effetto “morbido”.

Maniera nera o mezzotinto

La superficie del rame viene dapprima resa ruvida con una mezzaluna dentata. I dentini d’acciaio dell’utensile nell’incidere il metallo, sollevano delle barbe, esattamente come nella puntasecca, con la funzione di trattenere l'inchiostro. Se la lastra fosse inchiostrata a questo stadio, si otterrebbe un nero perfetto, vellutato e uniforme. Per ottenere diverse tonalità le barbe vengono asportate con il raschiatoio nelle zone che si vogliono impresse in toni più chiari, mentre con il brunitoio si livella il metallo dove si vuole il bianco assoluto. Questa tecnica permette di ottenere intensità tonali molto efficaci. Le barbe come nella puntasecca limitano il numero della tiratura.

Carborundum

L'incisione al carborundum è una tecnica - messa a punto da Henri Goetz - che consiste nell’incollare una polvere di grani molto duri di carburo di silicio sulla matrice disegnando delle forme e combinando il calibro dei grani e la densità della loro distribuzione prima di incollarli. Questa tecnica che si può utilizzare con altre tecniche di incisione, valorizza il colore e dà una grande ricchezza plastica di materie e di forme.

Incisioni in piano

Litografia

Inventata nel 1796 dal tedesco Aloys Senefelder, questa tecnica di stampa sfrutta l'incompatibilità fra l'acqua e il grasso su una superficie piana di una pietra calcarea (dal greco lithos, pietra). Questo supporto permette di eseguire un disegno con grande scioltezza. L’artista disegna direttamente sulla lastra con una matita la cui mina è composta da una amalgama molto grassa. Quindi la matrice viene inumidita con acqua e successivamente inchiostrata mediante un rullo: l’inchiostro che è grasso, viene respinto dalle zone bagnate e aderisce solo a quelle disegnate. Alla matrice si sovrappone un foglio di carta, che premuto con un rullo assorbirà l’inchiostro. Ad ogni successiva copia la lastra deve essere bagnata e nuovamente inchiostrata. Per le litografie a colori si usano diverse lastre disegnate separatamente e colorate ognuna con un colore diverso. Per ragioni di comodità, la pietra può essere sostituita da una lastra di zinco o di alluminio.

Serigrafia

Nata in Cina intorno all’anno Mille, è una tecnica di stampa in piano e si basa sul principio delle tecniche a stencil. La matrice è costituita da una tela a trama fine e resistente come la seta (più recentemente vengono usati anche cotone e nylon) che viene tesa su un telaio appoggiandovi sopra un foglio di carta.

L’inchiostro spruzzato o pennellato sulla superficie al verso del tessuto, passa alla carta. Per ottenere il disegno desiderato si possono ritagliare apposite maschere le quali, appoggiate sul retro della tela-matrice, impediranno all’inchiostro di passare dall’altra parte e quindi di apparire sulla carta; oppure eseguire disegni con vernici e colle impermeabili che ostruiranno il passaggio dove tracciati. I metodi per mascherare sono in realtà infiniti, così come gli effetti che si possono ottenere.

Le copie ottenute  saranno monocromatiche, ma impiegando tante matrici per quanti sono i colori che si desiderano, lo stesso foglio verrà impresso più volte, ottenendo così la serigrafia policromatica.

Note generali per la lettura delle schede descrittive

Sono da considerarsi stampe originali (silografia, bulino, puntasecca, acquaforte, acquatinta, litografia, serigrafia, ecc.) le prove tirate in nero e a colori da una o più lastre concepite dall’artista stesso, qualunque sia la tecnica impiegata per realizzarle.

Nel XX secolo molte delle tecniche tradizionali hanno subito variazioni dovute al perfezionamento della tecnologia e al desiderio degli artisti di sperimentare nuove forme espressive, per cui nelle stampe originali incontriamo tecniche con base fotografica o eliografica, fino a elaborazioni di immagini eseguite con l’ausilio del computer. Queste particolarità vengono indicate nelle schede tecniche dell’opera.

Le stampe giapponesi non seguono queste regole: l’artista eseguiva un disegno su carta molto sottile, questa veniva poi incollata al rovescio sulla lastra per poi essere incisa dallo hori-cho (silografo), sotto il controllo dell’artista. Veniva incisa una lastra per ogni colore.

Lo stato è una modifica volontaria alla lastra, mentre la variante è una modifica accidentale alla lastra o si riferisce alla qualità o alla carta.

La qualità o bellezza dell’impressione è indipendente dallo stato, dalla conservazione, dalla rarità, dal soggetto e dall’autore (una prova tarda di ultimo stato, se stampata con cura, può essere di alta qualità)

Gli aggettivi d’uso internazionale per definire la qualità sono, in ordine decrescente: superba, splendida, magnifica, bellissima, bella, discreta, mediocre, stanca e povera. Per le stampe moderne e contemporanee, quando non si tratti di prove di stampa o di tirature non documentate ma di esemplari appartenenti ad una tiratura, in cui il primo esemplare e l’ultimo non hanno differenze di qualità, queste vengono indicata con il termine “perfetto esemplare”. Per le stampe giapponesi la qualità del colore viene indicata coi seguenti aggettivi in ordine decrescente: brillante, ottimo, buono, discreto, pallido.

Si menziona sempre l’esistenza o meno della firma. Si ricorda, tuttavia, che questa, non è di nessuna utilità né nella certificazione dell’autenticità né nell’attribuzione. Dunque l’assegnazione di una stampa ad un autore, diversamente di quella di un disegno o di un quadro, venendo impressa in più esemplari è considerata opera pubblicata e perciò di autore certo e documentato. Per le stampe antiche e giapponesi è difficile parlare di tiratura poiché esse venivano generalmente stampate a seconda della richiesta. Oltre alle due grandi divisioni, coeve e tarde, le stampe venivano tirate in tempi diversi a seconda della domanda.

Per edizione corrente si intende una tiratura ampia, alle volte anche oltre il migliaio di copie, voluta dall’autore e dall’editore, spesso come tavola fuori testo di libri o riviste d’arte. Non sono da considerarsi artisticamente opere minori, molte hanno avuto un’edizione parallela di lusso. La rarità è dovuta o alle poche impressioni eseguite, o alla legge della domanda-offerta. 

La qualità della conservazione viene indicata con le seguenti frasi in ordine decrescente: in eccezionale stato di conservazione, in perfetto stato di conservazione (ad eccezione di...), in buono stato di conservazione (ad eccezione di...). I margini vengono così classificati: sottilissimo fino a 1 mm, sottile da 1 a 2 mm, piccolo da 2 a 4 mm, buono da 4 a 15 mm, ampio oltre i 15 mm; intonso è un foglio che conserva le misure in cui è stato fabbricato o stampato, con editoriale si intende un foglio che è stato messo in commercio senza margini o con una precisa dimensione di carta scelta dall’artista di concerto con l’editore. Le misure sono tutte in millimetri, altezza per base, si riferiscono, per le stampe in cavo (acqueforti, bulini,…), all’impronta del rame, per le silografie alla linea marginale e, in difetto di queste, al foglio, per le litografie e serigrafie all’immagine impressa e non al foglio. Talvolta i cataloghi ragionati riportano misure leggermente diverse, ciò può dipendere dai criteri di misurazione o dall’elasticità della carta che, a seconda della temperatura/umidità degli ambienti in cui è stata conservata o dalla pressione del torchio, si restringe o si allarga.

All’acquisto di ogni opera presso la nostra galleria verrà rilasciato una garanzia, che ne attesta l’autenticità e l’originalità.